"Impara l'arte e giocatela a carte"
Sono quindi arrivato nella città del peccato. Purtroppo ho dovuto saltare la visita allo Zion N.P. perché la spia dell'auto da lampeggiante era diventata fissa ed ho preferito evitare problemi. Sono quindi andato direttamente a Las Vegas dove, dopo aver girato un po', ho trovato l'autonoleggio ed ho cambiato l'auto: cambiato nel senso che adesso ho un'altra auto uguale alla prima, bianca invece che grigia.
Ho girellato un po' per Las Vegas, vari casinò, centri commerciali. Alla fine ho deciso di iscrivermi ad un torneo di poker: considerando che volevo giocare in uno dei templi del poker, la scelta è cascata, combinando costi di iscrizione ed orario, su un torneo del caesar palace, 100 dollari di iscrizione, inizio alle 19.
Da vero novellino arrivo alle 6.20, mi iscrivo e girello per mezz'ora, comprando una bibita per soli 5 dollari ad uno dei tanti bar.
Inizia il torneo, siamo in 43, ma nel corso della prima ora di gioco diventeremo 49. Siamo disposti su 5 tavoli da 10. Io siedo in un punto scomodissimo alla sinistra del dealer: non riesco a vedere quando è il mio turno di gioco e ogni volta il dealer mi guarda per chiedermi che voglio fare. Accanto a me un americano di origine asiatica giovane e una donna, insegnante di matematica appena andata in pensione. Da vera insegnante di matematica come è arrivata a sistemato un amuleto sul tavolo. Speriamo di non essere eliminato subito.
Iniziano a girare le carte: stack 12500, small blind/big blind 25-50. Inizio a passare: per un po' si può dire che non gioco. Ad un certo punto buttò la 500 di rilancio, qualcuno vede. Al flop rilancio 2000. Escono tutti. Nella prima ora vincerò qualche mano senza mai arrivare a scoprire le carte. Perdo anche qualcosa perché mi capita un rilancio sul mio rilancio e lì passavo se non avevo nulla. Alla fine della prima ora sono sulla media. L'obbiettivo ora era di finire tra i primi 25. Siamo ancora 37.
La seconda ora passa all'incirca allo stesso modo, riesco a prendere qualche piatto con rilanci o rilanci su rilanci, scoprendo le carte solo una volta in cui io non avevo nulla con un A e l'altro non aveva nulla con un K. Una delle pochissime mani che vinco scoprendo le carte. Poiché la posizione non mi fa capire bene quando tocca a me, non parlo così bene l'inglese, faccio una impressione di tonto fortunato che mi va benissimo. Il cinese accanto a me dice: prima o poi verrò a vedere le tue carte, ma non farà in tempo. Verrà eliminato prima.
Alla fine della seconda ora siamo in 25, la signora insegnante di matematica è stata eliminata ed anche il cinese. I tavoli ora sono 3. I dealer ruotano ogni circa 40 minuti, non capisco perché. Il mio stack è intorno a 20K, sempre sulla media.
La terza ora inizia male: dalla mia posizione scomoda non vedo che era stato chiamato un all-in che non volevo vedere, ma per errore punto e a quel punto devo vedere l'all-in. Perdo metà dello stack. Avevo scritto ad un mio amico che avevo superato le due ore di gioco al torneo, ma che non credevo avrei superato la terza. Dopo poche mani mi arriva "AA". Stiamo ormai giocando 400/800 con 100 di ante. Qualcuno prima di me rilancia e mi limito a fare "Call". Si girano le tre carte del flop "A 5 7". Sono il primo a parlare, faccio check. Il tipo davanti a me punta tipo 2000, io rilancio del minimo a 4000 e lui punta tutto quello che ha ed io ovviamento ci sto. Era proprio quello che volevo facesse. Gira le sue carte "A 7" e probabilmente pensa per un instante di avermi stracciato. Giro le mie "A A". Boato. Usciranno una figura ed un altro 5. Elimino il mio primo giocatore che, come usa, si complimenta "Nice hand", bella mano. Recupero le perdite ed anche qualcosa di più.
Riesco nel frattempo a vincere ed eliminare altri 3 giocatori, uno dei quali aveva anche un bello stack, senza perdite significative. Alla fine della terza ora sono tra i primi 3 o 4 in quanto a fiches. Siamo rimasti in 10, tavolo finale. Ante 300, 1000/2000. Il mio stack starà sugli 80K. Le fiches in gioco totali sono 430K.
Qui mi riesce un secondo piccolo capolavoro. Ho in mano "K Q", seme diverso. Rilancio sul pre-flop 4K, poco per i big blind di quel momento. Ci stanno in 5. Flop "K Q 7" e tra me e me penso, ora si fa la spesa. Un tale prima di me, mi facilita il compito e punta tutto: meglio non c'è neanche bisogno di strategie. Faccio call. Lui scopre la sua mano che neanche ricordo ed io la mia. Altro boato. E il mio stack sale ancora. Ora sono o il 1° o il 2°. Continuo nel mio modo di giocare che sembra infastidire tutti ed mi arriva la prima fiches da 10K. A questo punto ogni volta che mi vedevano contare le fiches e dire "Raise" nel mio inglese stentato e quasi impercettibile - il dealer dice riesco a sentirlo perché gli sono accanto - vedo facce che si disperano e tutti che escono.
Mi arriva "A 5" e qui rischio più di quanto pensassi e chiamo un all-in di un altro giocatore su un flop di "A 7 9". Mi fa il dealer: per chiamare deve puntare una qualsiasi fiches. Metto lì 1000, risata. Capirò poi il motivo, l'altro era il 2° chipleader ed aveva puntato tipo oltre 100K. Si scoprono le carte lui "A Q" io "A 5", non so perché ma nemmeno mi dispero. Quarta carta "5". Ci vuole anche fortuna. A questo punto sono il chipleader di gran lunga.
Vengono pagati i primi 5 giocatori, quando rimaniamo in 6 decidiamo di pagare quello che in italiano si chiama "il pollo", cioè l'ultimo giocatore che viene eliminato senza prendere soldi. Si fa una colletta per una somma complessiva pari all'iscrizione del torneo: questo fa fluire il gioco molto di più. Eliminerò poi il 6°/5°/4°.
Rimaniamo in tre, dopo tre quarti d'ora che ci scambiavamo i big blind ed io che rifiutavo tutti i vari all-in perché non mi arrivano carte minimamente decenti, mi propongono di sommare i primi tre montepremi e dividerli per 3. Probabilmente in altre due ore avrei vinto ed avrei potuto tenermi tutti i 1300 dollari del 1° posto, ma ho preferito finirla lì, esausto, e prendere i 920 dollari. Mi sento comunque il vincitore "morale" del torneo. Anche quello ufficiale, per la classifica del caesar palace che infatti mi paga il 1° posto. Poi si porta i soldi al tavolo dove si redistribuiscono tra di noi.
Nel salutarci, dico agli altri che era la prima volta che mi sedevo ad un tavolo di poker (e per molto tempo anche l'ultima almeno con queste cifre in gioco).
Esco fuori e vedo Las Vegas illuminata, ma questa è un'altra storia.
venerdì 12 agosto 2011
mercoledì 10 agosto 2011
Bryce Canyon
A parte alcuni incoveniente di cui vi dirò domani, la giornata di oggi è stata davvero piacevole. Il Bryce Canyon (che non è un canyon) è un posto davvero incantevole.
Si chiama così perché un certo Bryce decise di stabilirsi proprio nei paraggi, dicendo tra l'altro che era davvero un posto infernale dove perdere una mucca: con tutti gli anfratti che ci sono non la ritroveresti più. Poiché ci abitava lui e la sua famiglia, si è iniziato a chiamare il posto Bryce Canyon. La storia dei nomi in america non è sempre così profonda come in europa.
La strada che porta al canyon ha delle curiose gallerie scavate nella roccia, come al Custer park.
Il parco si divide in due sezioni: l'anfiteatro e il percorso "arcobaleno". Il motivo di quest'ultimo nome non mi è chiarissimo.
C'è un bus navetta che permette di passare dai vari punti d'osservazione nella prima parte del parco e decido di prenderlo. Ovviamente prendo quello che usciva dal parco e riportava i turisti all'albergo, per fortuna distante solo 10 minuti. Mi faccio portare fino al punto di osservazione più distante nell'anfiteatro e torno indietro a piedi girando tutto intorno.
La vista dell'anfiteatro è bellissima e davvero unica al mondo.
| Anfiteatro dall'Inspiration Point, Bryce Canyon |
| Anfiteatro dal Bryce Point, Bryce Canyon |
| Vista ravvicinata delle rocce del Bryce Canyon |
Tornato al parcheggio prendo l'auto e visito la seconda parte del parco dove si trova un bellissimo arco.
Ed infine la vista dal punto dell'arcobaleno, a 2800 metri di quota. Già, detto tra parentesi, da queste parti la temperatura non supera mai i 30° ed al mattino è spesso sotto i 10°. Stamani era a 6° e la massima è stata di 25°.
Visitato il parco mi sposto verso lo Zion N.P.
Non tutte le ciambelle riescono col buco
E oggi è proprio il caso di dirlo: ne sono successe di tutti i colori. Per ultima ho trovato da dormire solo a mezzonotte in un motel tristissimo, anche se la proprietaria è stata molto gentile dopo aver trovato tutto esaurito per 80 miglia. Ed ho trovato posto solo perché quello che aveva prenotato non riusciva ad arrivare ed ha rinunciato.
La penultima è che nell'auto si è accesa la spia "Richiesta manutenzione", ovvero che va cambiato l'olio. Chiamo la compagnia di autonoleggio Mi dice che da quando la spia inizia a lampeggiare si possono fare altre 500 miglia prima che diventi fissa (un segnale più pressante). Posso scegliere se cambiare l'olio e farmi rimborsare o cambiare proprio l'auto a Las Vegas, a 200 miglia da qui, dove c'è una loro agenzia. Penso che sceglierò la seconda opzione.
La terzultima che ho fatto in un giorno solo 950 km perché il parco che dovevo visitare (Capitol Reef) era chiuso, almeno la parte scenografica. Si poteva visitare il frutteto e due casette, resti di una comunità mormone che nel 19^ secolo aveva deciso proprio in questa oasi in mezzo al deserto di fondare una comunità. Sono rimasti alcuni edifici di quella comunità che non ha mai superato i 30 abitanti.
La quartultima che la seconda destinazione dell'itinerario, la monument valley, era sotto una pesante coltre di nubi. Non sono riuscito a fare foto decenti e nemmeno a godermi il paesaggio.
La quintultima che stavo finendo la benzina nel mezzo del nulla: quasi l'unica volta che non ho fatto il pieno quando avevo l'indicatore a metà.
E per godersi meglio la giornata, ho dovuto fare un'ora di coda uscendo dalla monument valley per un grave incidente.
Ma veniamo alla gita. A capitol reef non sono riuscito praticamente a fare nessuna foto alle spettacolari formazioni rocciose che ci sono.
Lasciando capitol reef, mi dirigo verso la monument valley, attraversando il glen canyon, un altro canyon formato da fiume colorado [il fiume che forma il grand canyon].
| Glen Canyon e lago - dal punto panoramico lungo la strada |
Mi da l'idea che dovendo fare una "autostrada" dal punto X al punto Y, hanno preso la strada che c'era e hanno detto "Tu da oggi sei l'autostrada 191. Dio assista chi viaggia su di te." Com'è che non gli abbiamo copiato questo modo di fare le autostrade?
Dopo questo tormento sono riuscito a vedere la famosa roccia "Sombrero".
| Mexican Hat |
| Monument Valley |
| Monument Valley - un classico |
Visualizzazione ingrandita della mappa
Purtroppo era molto interessante il punto D (Page, AZ), ma saltanto la tappa di Capitol Reef ho deciso di guadagnare un giorno sul programma, dato che S.Francisco era piuttosto ristretta.
L'isola nel cielo
Riparto e vado nella zona nord, 30 miglia a nord di Moab: 170 miglia buttate. Nella mappa A è il punto di partenza, B il punto d'arrivo sbagliato e C quello giusto
Visualizzazione ingrandita della mappa
La zona nord, "L'isola nel cielo" è bellissima. Si trova sulla confluenza di due grandi canyon, uno formato dal colorado (sempre lui) e l'altro formato dal white river: i due canyon si congiungono nel punto in cui il white river confluisce nel colorado. E' molto suggestivo perché si riesce a passeggiare proprio sull'orlo dei due canyon.
| Il canyon del White river dal punto panoramico - Canyonlands N.P. |
Dopo aver visitato i punti d'osservazione non mi potevo perdere la passeggiata sull'orlo dei canyon
| Il canyon del Colorado River dalla fine del sentiero sull'orlo dei canyon |
| Particolare del Colorado Canyon |
| Un'altra vista del white canyon |
Ho così finito la visita, saltando molti aspetti del parco perché accessibili solo con 4x4, come il giro _dentro_ i canyon: dev'essere bellissimo, ma serve un 4x4 e serve anche di saperlo guidare.
Rientro per la mia ultima sera a Moab, città che scopro passeggiandoci dentro, essere stata famosa in passato per l'estrazione dell'uranio, tant'è che prima di chiamarsi "Arches City" per il vicino parco, si chiamava "Uranium city": meglio Arches.
martedì 9 agosto 2011
Qualcosa di impossibile in Italia...
.. e anche per molti diversi motivi. Ho appena prenotato usando la rete wi-fi di un fast-food nella Navajo Nation, poco fuori dal parco della Monument Valley.
Il mio albergo a Las Vegas se non ci sono intoppi sarà il "Montecarlo", 5 stelle, un teatro all'interno, 9 ristoranti, un intero centro commerciale, e la camera con vista sulla strada principale di Las Vegas, due notti, 200 dollari in tutto (140 euro).
Per ora vado a cercarmi un albergo per stanotte a non meno di 100 miglia da dove sono ora e sperando che anche lì funzioni la rete wireless, aggiornerò il blog con gli ultimi due giorni: l'isola nel cielo e la monument valley.
domenica 7 agosto 2011
A non star attenti, ci si fa male
Ed infatti mi sono scottato, per non essermi messo la crema solare che avevo in auto. Avevo appena rimesso i pantaloni corti, dovrò tornare a quelli lunghi almeno fino alla guarigione dell'eritema sulle gambe. Come quando non sono in spiaggia sottovaluto il sole? Come se qui, con un cielo perfettamente sereno e tante rocce che riflettono, fosse meno pericoloso.
Ogni giorno, una nuova: se non ci fosse stato l'eritema di avrei detto dei tantissimi italiani che sono qui, come vi accennavo nell'altro post. Un episodio curioso che la dice lunga su come parlo: sentivo due italiani che erano un po' sconfortati dal sentiero in salita e siccome sapevo che erano quasi arrivati gli ho detto "Coraggio, ce l'avete quasi fatta!". Al che la figlia dice al padre "Che ha detto?" e lui "Non so, non lo capisco bene l'inglese". Mi devo rassegnare che non si capisce nulla: contra factum non valet argomentum (contro la prova dei fatti, non c'è discussione).
Il momento importante della giornata era ovviamente il sentiero per il "Delicate Arch" dove appunto ho incontrato questi italiani, ma poiché il "Delicate Arch" da il meglio di sé al tramonto, durante il resto della giornata ho fatto vari sentieri per vedere altri archi naturali.
Il primo che vi riporto è il doppio arco.
| Double Arch - Arches N.P. |
P.S. Ho modificato le impostazioni del blog ed ora non è più necessario iscriversi per inserire commenti.
Ci si può rendere conto delle proporzioni osservando le persone dentro l'arco, dove tutti si fermavano perché questi archi erano quasi le uniche sorgenti di ombra.
Un altro molto bello è il "North Window Arch", che insieme al "Sud" formano due archi gemelli. Questo percorso già è stato molto più duro.
| North Window Arch - Arches N.P. |
Quel puntino celeste dentro l'arco è una persona.
Dopo altri sentieri e paesaggi bellissimi che non vi riporto, sono andato a mangiarmi una pizza, come vi scrivevo nell'altro post, e poi verso le 5 mi sono avviato a fare il sentiero per il "Delicate Arch". Stavolta la crema solare l'avevo messa, ma evidentemente ormai era troppo tardi.
Il sentiero si presenta bene. Il sentiero che sale di oltre 150 metri, lungo 2.5 km [più altrettanti per tornare] non contiene punti in cui riposarsi ed è quasi completamente sotto il sole; solo la prima parte del sentiero è sviluppata dopodiché si procede lungo la roccia. Portatevi almeno un litro d'acqua.
Bene, senza acqua, mi incammino dietro due americani che più o meno tenevano il mio passo. La prima parte non era nulla di speciale, poi si inizia a camminare su questi lastroni
| Un tratto del Delicate Arch trail. Il percorso è il lastrone di roccia |
Poi volti uno dei tanti angoli che volti ed appare all'improvviso lui.
Ce l'ho fatta: a quel punto sono andato ad avvicinarmi all'arco e mi sono anche seduto per pochi secondi all'ombra di questo arco.
Il ritorno è stata una piacevole passeggiata: non perché lo fosse, ma perché ero troppo contento per pensare ad altro.
Proprio alla fine del ritorno sono passato anche a vedere le incisioni rupestri che sono vicine a questo percorso, vecchie di 4000 anni.
| Petrographs, Delicate Arch Trail |
Ma ci sono gli americani?
Un piccolo post mentre aspetto da pizza hut con ik telefonino
Ma dove sono gli americani qui a Moab, Utah?
Stamani nella visita al parco sentivo parlare tutte le lingue tranne inglese! Il portiere del motel è messicano, durante la colazione si parlava solo francese e qui al pizza hut solo italiano. Tutti a chiedere la pizza "tomato and cheese only", solo pomodoro e mozzarwella. Per gli americani non ha senso una pizza così..
Mica fessi questi americani che hanno recintato un insieme di rocce e ci fanno arrivare oltre un milione di turisti l'anno. Quel poco hanno e lo valorizzano tantissimo e qui intorno si vive solo di turismo.
È arrivata la pizza.. Stasera vi racconterò il parco
Ma dove sono gli americani qui a Moab, Utah?
Stamani nella visita al parco sentivo parlare tutte le lingue tranne inglese! Il portiere del motel è messicano, durante la colazione si parlava solo francese e qui al pizza hut solo italiano. Tutti a chiedere la pizza "tomato and cheese only", solo pomodoro e mozzarwella. Per gli americani non ha senso una pizza così..
Mica fessi questi americani che hanno recintato un insieme di rocce e ci fanno arrivare oltre un milione di turisti l'anno. Quel poco hanno e lo valorizzano tantissimo e qui intorno si vive solo di turismo.
È arrivata la pizza.. Stasera vi racconterò il parco
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